Intervista a Davide Luciani

di | 11 Maggio 2026
Davide Luciani

Come promesso la scorsa settimana, eccoci qui per parlare con Davide Luciani, autore del romanzo “La verità non esiste”, pubblicato da Entheos Edizioni, di cui trovi qui la mia recensione completa.

Ringrazio innanzi tutto l’autore per la disponibilità nel rispondere a quanto chiesto e spero che la tua curiosità sia grande almeno quanto la mia.

Buona lettura!


 1)  Fin dal titolo del suo romanzo, è messo in discussione il concetto di verità; ma come possiamo vivere la nostra vita col presupposto che non ci siano certezze? Lei ha delle certezze?

“La verità non esiste” prende spunto dalla “teoria delle maschere” di Pirandello: nella nostra società siamo tutti costretti a rivestire un ruolo e questo è ancora più accentuato dall’utilizzo dei vari social o dei giochi di ruolo, dove ci si può fingere chiunque. Con il mio romanzo punto a sottolineare come nessuno di noi ha certezze assolute. Quella che noi intendiamo come “verità” è qualcosa di costruito da qualcun altro o da noi stessi. Per rispondere alla domanda, non si tratta di non avere certezze, ma di non dare per certe quelle che vengono propinate come “verità assolute”, perché comunque sono notizie filtrate da media o social. Per natura io sono molto scettico. Ovviamente ho delle certezze legate alla mia sfera famigliare, ma su tutto il resto mi pongo sempre domande e non do nulla per scontato.  

2)  Quando è sorta la sua passione per Agatha Christie, a quale suo scritto è più legato e perché?

Il legame con Agatha Christie si può dire che sia nato nella pancia di mia madre! Lei mi racconta sempre che, quando era incinta aveva tutta la collezione di Agatha Christie e divorava quei libri. Il primo libro che ho letto in assoluto è stato “Addio Miss Marple”, ovvero l’ultima avventura della zitella di Saint Mary Mead. Quindi, il legame con zia Agatha mi ha accompagnato fin da piccolo. Per quel che riguarda il libro a cui sono più legato è “L’assassinio di Roger Ackroyd”. Per struttura e capacità narrativa lo reputo uno dei migliori gialli non solo della Christie, ma in assoluto.  

3)  Jovis è un personaggio alquanto eccentrico. In fase di ideazione, quando ha definito le sue caratteristiche fisiche e caratteriali, cosa l’ha spinta a dargli questi tratti? Per esempio, la sua selettività alimentare, perché così?

Quando ho iniziato a ideare il personaggio di Jovis avevo intenzione di creare un protagonista che ricalcasse per caratteristiche i protagonisti del giallo classico, ma che fosse comunque in linea con i tempi che viviamo. Per questo mi sono informato molto sull’Asperger e sui suoi effetti. Jovis non è autistico, ma prende alcuni atteggiamenti proprio dall’Asperger e dall’Autismo ad Alto Funzionamento. Un altro personaggio a cui mi sono ispirato è Adrian Monk, personaggio televisivo interpretato da Tony Shalhoub. Le manie di Jovis sono meno marcate, ma mi hanno permesso di renderlo un personaggio intelligente e intuitivo con problemi sociali evidenti che ne limitano l’azione. 
Per quel che riguarda la selettività alimentare, quella mi è venuta in mente spulciando un po’ sul web, ma anche pensando che, in un’epoca sempre più veloce, dominata da asporto, cibi surgelati e precotti, qualcuno che non mangiasse nulla di ciò che non viene fatto da lui fosse un bel contrasto. 

4)  Se potesse fare da autore una sola domanda al suo Jovis, sapendo che è obbligato a dire solo la verità, cosa gli chiederebbe?

Gli domanderei:”Jovis, ma tu che sei così sicuro di te, hai una paura che ti blocca e che ti spinge a dubitare di te stesso?”
La sua risposta svelerebbe una parte di sé che ancora non si conosce, ma non è ancora giunto il momento di rivelarla. 

5)  Ha già previsto quindi altri casi in cui Jovis darà il suo contributo? Come Miss Marple o Sherlock Holmes, possiamo aspettarci altre avventure?

Sì, il personaggio di Jovis nasce per essere seriale, quindi sto lavorando a un secondo romanzo. Posso già dire che questa volta si indagherà in un ambito famigliare. Del resto, le famiglie si prestano perfettamente a una trama gialla: persone molto diverse, ma anche estremamente uguali, unite da vincoli di sangue, ma dove convivono invidie, bugie e tradimenti. La speranza è che in futuro ci siano molte avventure con l’italo-inglese protagonista, ma questo dipenderà dalla risposta che darà il pubblico. 

 6)  Quanto è stato impegnativo far sì che tutti i pezzi della storia si intrecciassero senza incongruenze, falle o buchi di trama? In quanto tempo è riuscito a dare a “La verità non esiste” la forma definitiva?

Senza dubbio scrivere un giallo è un’esperienza stancante, perché ogni parola scritta nel corso della storia deve avere un riscontro preciso nella parte finale. Si tratta di comporre un puzzle dove ogni singolo pezzo deve per forza di cosa andare in un solo posto. Personalmente io ho concepito “La verità non esiste” durante il Covid. La versione definitiva è, però, arrivata solo nel 2024 dopo diverse modifiche, anche grazie all’aiuto di lettori beta. Probabilmente questa fatica è stata dovuta al fatto che, come molti lettori mi hanno detto,  nel mio romanzo sono presenti più romanzi in uno, però senza dubbio dare un senso a tutto non è stato semplice. Non nego che ci sono anche attimi di scoramento e paura di non farcela, ma, anche grazie all’editing della Entheos, la mia casa editrice, il romanzo ha preso vita. 

7)  Sette è il mio numero del cuore e mi limiterei a questa ultima domanda, fatta già anche in precedenza ad altri autori e risultata piacevole. Un po’ alla Marzullo, si faccia una domanda e si dia una risposta.

“Quali sono gli obiettivi che si pone quando scrive?”
A me interessa soprattutto indagare le personalità dei personaggi più che la storia in sé. Tutti devono muoversi in maniera corale con il protagonista e avere una tridimensionalità perché io non racconto le vicende di una persona, ma come un evento delittuoso finisca per avere un impatto devastante sulla vita di tutti. Per questo anche il luogo del delitto deve solo fungere da sfondo, senza fagocitare la storia. Il romanzo giallo deve ovviamente avere un’enigma da risolvere, ma questo enigma è stato comunque congegnato da una persona e quindi scoprire le varie personalità è fondamentale. Per racchiudere il mio modo di scrivere in una frase: “Io non racconto una storia, ma storie che si intersecano in una vicenda più grande”.  


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