“Il Signore di Parigi” di Leonardo Masetti

di | 10 Luglio 2026
"Il Signore di Parigi" di Leonardo Masetti

Estate, tempo di viaggi e di vacanze. Ti va di tornare indietro nel tempo assieme a me e avventurarci nella Francia rivoluzionaria di “Il Signore di Parigi“?

Partiamo!


Dettagli del libro

Titolo: Il Signore di Parigi

Autore: Leonardo Masetti

Casa Editrice: Giaconi Editore

Anno: 2026

Pagine: 295 pp.

Supporto: cartaceo

ISBN: 9791282422383

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Trama

Parigi, 1792.
Charles-Henri Sanson è il boia della città, l’uomo che i parigini temono e preferiscono non guardare in faccia. Eppure, quando la giovane Liane de Pougy invoca il suo aiuto, non sa dire di no.
Una spilla d’oro scomparsa, un assassino implacabile, un boia sulle sue tracce. Mentre la Rivoluzione divora la città, Sanson si muove nell’ombra tra i salotti del Faubourg Saint-Germain e i vicoli di una Parigi in fiamme, deciso a rendere giustizia a Liane.
Poi la caccia diventa qualcosa di inatteso, e più difficile da spiegare di qualsiasi crimine.


Incipit

La spilla d’oro

17 marzo

“Alle armi, parigini!” baccagliava un esagitato Camille Desmoulins, in piedi sopra a un tavolo del Foyd Cafè. Era il 14 luglio del 1789, giorno della caduta della Bastiglia. E dell’inizio della fine dell’Ancien Regime. Da quel giorno in poi, la Francia non sarebbe stata più la stessa.

Ci si stava arrampicando, adesso, sullo specchio del terzo anno della Rivoluzione: tante attitudini, più o meno controverse, avevano cambiato faccia; tante battaglie civili erano state portate a termine con la penna in mano e il coltello tra i denti; e tanti sentimenti, in netto contrasto tra di loro, s’erano riuniti sul palcoscenico delle pubbliche rappresentazioni di concordia sociale.

Non erano più i detriti abbrustoliti, i vetri in frantumi, i cannoni abbandonati e le carcasse fumanti a ingombrare i selciati di pietra millenaria della capitale francese, ma il popolo brulicante e indaffarato: le roventi stagioni di torce, picche e forconi, infatti, avevano fatto spazio a un accenno di primavera, dai cui fiori -bianchi, rossi e blu – erano germogliati libertà, uguaglianza e fratellanza.

La Francia, in quei tre anni s’era trasformata in un vero minestrone di ideologie la cui ricetta si ispirava alle dottrine illuministe di quel secolo e a cui i filosofi greco-romani avevano aggiunto alcuni ingredienti. Tuttavia, questa minestra scotta, a molti, era indigesta: chi non ebbe la forza o il coraggio di alzarsi da quella tavola imbandita di piatti rivoluzionari, si vide costretto a protestare il proprio malcontento facendo buon viso a cattivo gioco.

A eccezione della Bastiglia, ridotta a un cumulo di macerie polverose, le chiese gotiche e i palazzi barocchi della città, stretti nella morsa di fatiscenti catapecchie medievali, s’erano salvati dalla furia distruttiva dei cambiamenti repentini che ne alterò solo nomi e usufrutto.

Ma questa, come molti si resero ben presto conto, sarebbe rimasta l’unica, penosa eccezione.

Era questa l’aria che si respirava al numero 10 di Rue Neuve Saint-Jean in quello svogliato mattino parigino di metà marzo, abbruttito da nuvole raccapriccianti e spolverato da una brezza lugubre.


Recensione

Quanto mi è piaciuta la lettura di questo romanzo? Direi novanta su cento.

Da amante del gotico, dello storico e del giallo/thriller, ho trovato originale la scelta di proporre una sorta di “Jack lo squartatore” in versione francese. Noi conosciamo per fama quello inglese, ma non è detto che non ve ne siano stati anche in Francia e questa pensata mi è piaciuta.

Particolare anche il finale. Scoprire chi è in realtà l’assassino e tutta la storia che lo ha portato a compiere atti così cruenti, mi ha fatto quasi tifare per “lui”.

Tutto ha inizio con una spilla, che passa per diverse mani. Un oggetto prezioso, che ci riporta ai fasti di un’epoca tanto regale quanto turbolenta.

[…] una piccola spilla d’oro, con la forma tipica d’un emblema, decorata, tuttavia, seguendo uno stile assai femminile. Al centro era stato incastonato un bellissimo cameo bombato, ricavato da un corallo rosso di Sciacca e raffigurante il volto d’una donna.

Recuperare questo gioiello è la missione che si prefigge Charles-Henri Sanson, boia di Parigi e Chevalier de Longval (ufficiale del Parlament de Paris), a cui si rivolge la proprietaria della spilla. La ricerca si complica e, durante le indagini, ci ritroviamo a seguire non solo un ladro, ma un ladro/assassino. Sanson e alcuni amici suoi aiutanti, cercheranno di scovarne l’identità , seguendo la scia di omicidi che si porta dietro, identificati grazie a oggetti lasciati dallo stesso assassino: carte da gioco e pagine che riportano filastrocche, canzoncine o ninna nanne che erano in voga in quegli anni e hanno tutte, di per sé, un collegamento alle vittime.

Il doppio POV, di Sanson e del malfattore, da proprio quel tocco in più alle vicende, permettendo anche momenti di introspezione psicologica.

Passeggiare tra le vie di Parigi durante la Rivoluzione è stata un’esperienza affascinante. L’ambientazione è così realistica che in alcuni momenti mi è parso veramente di essere lì, di respirare l’aria di quei posti e di sentirne rumori e inquietudini. E evidente lo studio accurato dietro la stesura di questo romanzo e ne ho apprezzato soprattutto i puntuali riferimenti storici.

Vengono presentati anche argomenti di cui non si parla abitualmente quando si fa riferimento alla Rivoluzione, che creano tuttavia interesse e meraviglia. Ho appreso per esempio informazioni sulla nascita della ghigliottina e, pur essendo solamente una curiosità, ciò va ad arricchire il mio bagaglio di sapere.

Essendo un romanzo con basi storiche, diversi sono i cammei all’interno della storia: il più esemplare è quello di re Luigi XVI. Si ipotizza infatti sia uno delle persone che hanno contribuito al progetto della moderna ghigliottina. Da appassionato di meccanica, sembra abbia suggerito l’utilizzo della lama obliqua, invece che parallela, per un taglio migliore e più rapido delle teste. Non immaginava forse all’epoca che lui stesso ne sarebbe stato un fruitore!

Mi è piaciuta in particolar modo la caratterizzazione del protagonista, Charles-Henri Sanson, persona ligia al proprio lavoro, corretta verso qualsiasi altra persona e molto affezionata alla propria famiglia e ai propri amori. Non so se rispecchia in toto quello che fu realmente il boia di Parigi, ma mi piace immaginarlo come descritto dall’autore.

Alcuni difetti nel testo me li aspettavo, anche se speravo non ci fossero. Ho sorvolato sui refusi trovati, perché il romanzo è comunque un’opera di qualità, con una scrittura ipnotica e incalzante. Consiglio però una revisione, in quanto con una lettura più approfondita sarebbero eliminabili errori che guastano la perfezione dell’opera.

Veniamo ora a chi consiglio questo romanzo. Consiglio la lettura di “Il Signore di Parigi”:

  • a chi cerca una ricostruzioone storica immersiva
  • a chi ama intrecci noir e mistery, segreti, indagini e colpi di scena che mantengono alta la tensione
  • a chi desidera personaggi che portano con sé ambiguità morali, traumi passati e una forte evoluzione interiore
  • a chi predilige una scrittura elegante e ricercata, ma accessibile e per nulla pesante o accademica

Ringrazio l’autore per la possibilità di lettura e se hai commenti ti aspetto qui sotto o sui miei spazi social.


Biografia dell’autore

Leonardo Masetti nasce a Prato nel 1975. La passione per la scrittura e la musica lo porta a New York, dove intraprende una carriera come produttore musicale e autore, spaziando tra fumetti, sceneggiature e progetti televisivi. Nel 2022 ha pubblicato il suo primo romanzo: “I migliori anni della mia vita“.


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