“In nome del figlio” di Licia Allara

di | 20 Dicembre 2021

Qualche mese fa’ ho avuto l’opportunità di conoscere di persona Licia Allara, di parlare con lei dei suoi romanzi ma anche dei suoi gusti letterari e del suo vissuto.

Raccontarvi ora del suo secondo romanzo, dopo lo splendido esordio di “Lettera alla sposa“, mi dà l’impressione di proporvi l’opera di un’amica, di una persona che sento cara, tanto mi sono sentita in sintonia con lei.

Vi ricordo che siamo vicino alle feste di Natale e regalare un buon libro, soprattutto se di Licia Allara, vi farà decisamente ben volere!

Buona lettura.


Dettagli del libro

Titolo: In nome del figlio

Autrice: Licia Allara

Casa editrice: Europa edizioni

Collana: Edificare Universi

Anno: 2021

Pagine: 198 pp.

Genere: narrativa contemporanea

Formato: cartaceo ed ebook

ISBN: 9791220110693


Sinossi

Una storia lunga quarant’anni.

Un segreto inconfessabile.

Una promessa.

L’ultimo compleanno.

La resa dei conti.

Maria.


Prologo

Un’alba piatta di nuvole scure lo sorprese seduto sulla spiaggia: il capo chino, le ginocchia abbracciate, i piedi nudi, le maniche e i pantaloni arrotolati, la camicia slacciata sul petto, i capelli induriti dalla salsedine, arruffati dal vento e dalla notte insonne.

Si trovò davanti al mare, avvolto su sé stesso, intrappolato nel suo stesso corpo come fosse una scultura di pietra, come fosse uno scoglio di quel mare, che solo il tempo avrebbe potuto consumare, sgretolare, convertire in sabbia. Ritornare terra.

Non aveva percezione della propria corporeità, come se il suo corpo e la sabbia e il vento e l’acqua che gli sfiorava i piedi fossero stati una cosa sola, racchiusa in un momento senza tempo, senza confini tra le materie. Senza coscienza.


Recensione

E’ il 26 aprile 1991, giorno dell’ottantesimo compleanno dell’avvocato Orfeo Parodi. Vedovo di Maria da alcuni anni, è aiutato nelle faccende di casa dalla storica domestica Ida, che lavora dai Parodi dal primo anno di matrimonio della coppia. Orfeo ha un solo figlio, Leonardo, con il quale non ha mai avuto un rapporto idilliaco. Lavoravano nello stesso studio legale, ma il lutto per la madre da l’opportunità a Leonardo di lasciare Genova e trasferirsi a Milano. Ogni anno si ritrovano comunque per le feste e il 26 aprile, ormai come routine. Questa volta però Orfeo ha deciso di rispettare l’ultimo volere della moglie e svelerà al figlio un segreto di famiglia celato da troppo tempo.

Nel prepararci alla rivelazione abbiamo una prima parte del libro nella quale assistiamo ai pensieri dei singoli e alle loro preoccupazioni. Tutti i personaggi citati hanno un ruolo importante nella storia e danno un contributo, non da meno Maria. Pur essendo trapassata, ci vede partecipi delle sue considerazioni e delle sue manipolazioni.

Sono rimasta catturata dall’uso fatto dall’autrice dell’intreccio, per il modo in cui si sviluppa il racconto. Tutto ruota attorno a un gioco di maschere, di bugie travestite da verità, che è ciò che più mi ha coinvolta e mi ha visto detective in cerca di un filo logico, che c’è, ve lo assicuro. Si ha uno stravolgimento in corsa della storia, circa a metà, di cui ci si rende conto solo a lettura conclusa e che ho trovato quasi diabolico. L’autrice ama beffare il proprio lettore, giocare con le sue certezze. Già ci era riuscita con il suo libro d’esordio, me l’ha fatta nuovamente. Chapeau!

Questo senso di confusione e di incertezza ci è trasmesso inconsciamente dall’immagine di copertina (realizzata dal figlio dell’autrice) e dalla percezione di incorporeità provata da Leonardo nel prologo. Verremo messi di fronte a qualcosa che sembra la realtà ma non lo è, o per meglio dire è una mezza verità che ne prevede una più grande. Ditelo che da uno a zero non avete capito una sola parola di quello che ho scritto? Meglio! Lascierò a voi scoprire cosa intendo.

Nell’addentrarmi nella trama mi sono dimenticata di citare altre due protagoniste: Sara, fidanzata di Leonardo ormai da qualche anno, di cui Orfeo non è al corrente e Carmela, simpaticissima portinaia impicciona dello stabile di casa Parodi, con la sua calorosità siciliana.

Pur avendo tutti uguale spazio all’interno della storia, protagonista indiscussa risulta essere Maria, che gioca inoltre il ruolo di narratore onnisciente. Conosciamo la sua infanzia felice, assistiamo al primo incontro con Ida avvenuto durante lo sfollamento per i bombardamenti di Genova durante la Seconda Guerra Mondiale, la vediamo sposina alle prese con le prime difficoltà coniugali e poi comprendiamo che qualcosa ha sconvolto la sua esistenza. Qualcosa ha fatto sì che

In presenza di Orfeo, Maria si annullava, riduceva al minimo la conversazione, evitava di contrariarlo: faceva il possibile perchè tutto fosse come lui se lo aspettava, come lui lo voleva.

Scopriremo cosa sia accaduto perchè

…la verità fa male ma è migliore di qualsiasi bugia.

e

Noi siamo le decisioni che prendiamo e anche il non decidere è sempre una scelta, in definitiva. Il non amare è una scelta. Lo è il nascondersi, lo è il mentire.

Mi è stato chiesto dall’autrice di essere sincera sul linguaggio. Essere un’italiana all’estero, che si trova a parlare in lingue diverse dalla sua nativa, le faceva temere di aver perso le sfumature del nostro bell’Italiano. Voglio sfatare il suo dubbio: ho trovato elegante ed armonioso il fluire delle parole. Me ne sono segnate anche due particolari di cui non conoscevo l’esistenza ( baluginando e immantinenti ) che trovo abbiano qualcosa di poetico.

Le descrizioni ambientali arrivano ai nostri occhi come se fossimo presenti. Boccadasse a Genova è un posto che ho nel cuore e mi ci sono sentita, al fianco di Orfeo. Anche la caratterizzazione dei personaggi è curatissima, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Sarebbe ora il momento di affrontare il discorso tematiche trattate, ma qui preferisco essere vaga. Chi segue il mio blog sa che ho un certo occhio di riguardo per alcuni aspetti della vita femminile. Questo romanzo non si discosta dal mio #ilmondocongliocchidelleDonne. Sono l’amicizia e la complicità di Maria e Ida che creano la struttura della storia, la loro resilienza di fronte alla violenza, il loro voler

…minimizzare le conseguenze di questa incresciosa situazione sulla vita di tutti

Consiglio “In nome del figlio” a chi ama mettere il naso nei segreti di famiglia e a chi cerca una storia originale e ingarbugliata, in senso positivo.


Biografia dell’autrice

Licia Allara, piemontese, è nata nel 1966. Sposata, con tre figli, ha vissuto in diversi paesi europei. Attualmente abita a Cascais, in Portogallo. Collabora con una piccola Onlus italiana, adora il tennis e le onde dell’oceano. “In nome del figlio” è il suo secondo romanzo; nel 2019 ha pubblicato, sempre con Europa Edizioni, “Lettera alla sposa”.

9 pensieri su ““In nome del figlio” di Licia Allara

  1. La libreria di Yely

    Molto interessante questo libro, mi incuriosisce!

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  2. Maria Grazia

    In effetti come dici tu, ho avuto un po’ di difficoltà a capire però sicuramente hai creato hype

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  3. Chiara

    Non lo conoscevo, ma è proprio il genere di libri che fa pwr me. Sul tema della genitorialita , molto interessante anche il confronto con l’autrice

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  4. Lemille_e_unapagina

    Vero, siamo le decisioni che prendiamo ma anche quelle che non prendiamo!! . Splendida recensione 😍 @lemille_e_unapagina

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  5. Sonia Murtas

    Proposta davvero interessante! Non conoscevo il libro e nemmeno l’autrice, grazie per averne parlato!

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