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“Mileva Einstein – Teoria sul dolore” di Slavenka Drakulić

Ci sono incontri che ti cambiano la vita, che ti danno molto, che ti arricchiscono e tu nemmeno lo immaginavi. Incappata per caso nel progetto di @misstortellino, rivolto alla presentazione di case editrici indipendenti (#indiebooks), ho deciso di partecipare scegliendo uno dei libri in catalogo della casa editrice del mese: Bottega Errante Edizioni. Ero indecisa su quale libro scegliere, visto il catalogo ben fornito. L’occhio è caduto sulla cover di questo romanzo-biografia. È stato amore a prima vista, come se mi chiamasse. Spero faccia lo stesso con voi.


Dettagli del libro

Titolo: Mileva Einstein – Teoria sul dolore

Autrice: Slavenka Drakulić

Casa editrice: Bottega Errante Edizioni

Genere: narrativa storica

Anno: 2019

Pagine: 216 pp.

Formato: cartaceo ed ebook

ISBN: 9788899368517

Link per l’acquisto


Trama

Mileva Maric nacque in Serbia nel 1875 da una famiglia benestante. Completò a pieni voti gli studi superiori, prima donna ammessa al ginnasio reale di Zagabria. Nel 1894 entrò al Politecnico di Zurigo, ancora una volta unica donna della sua classe. È qui che incontrò Albert Einstein, più giovane di lei di 4 anni, di cui divenne moglie e da cui ebbe tre figli. Facendo riferimento a elementi biografici, Slavenka Drakulić scrive un romanzo sulle circostanze che hanno portato questa donna dal talento straordinario e dal grande fascino, a rinunciare a se stessa.


Recensione

Le vicende narrate in questo romanzo prendono il via da una lettera realmente inviata da Albert Einstein alla moglie Mileva, nel quale il conosciutissimo fisico e premio Nobel stilò con lei un contratto che mi ha lasciato inorridita. I due non erano più innamorati da tempo e vivere assieme era diventato come un accordo tra parti estranee. Ve la riporto affinché capiate l’arroganza con il quale Einstein trattò la moglie, colei con la quale era sposato da dieci anni e con cui aveva due figli, Hans Albert di dieci anni ed Eduard di quasi cinque.

Berlino, 18 luglio 1914

Condizioni:

A. Ti assicurerai che: 1. i miei indumenti e la mia biancheria siano tenuti in ordine; 2. che io riceva tre pasti regolarmente nella mia camera; 3. che la mia camera da letto e lo studio siano mantenuti puliti, e soprattutto che la mia scrivania sia riservata al mio uso esclusivo.

B. Rinuncerai a qualsiasi rapporto personale con me se non in quanto sia strettamente necessario per ragioni sociali. In particolare rinuncerai: 1. che io stia a casa con te; 2. che io esca o viaggi con te.

C. Ti atterrai ai seguenti punti nei tuoi rapporti con me: 1. non ti aspetterai nessuna intimità da me, e nemmeno mi rimprovererai in alcun modo; 2. smetterai di parlarmi se te lo richiederò; 3. uscirai immediatamente dalla mia camera da letto o dallo studio senza protestare se te lo chiederò.

D. Non cercherai di sminuirmi davanti ai nostri figli, né con le parole, né con il tuo comportamento.

In cambio di un sostegno finanziario Mileva avrebbe dovuto eseguire determinati lavori, gestire la casa e occuparsi dei figli. Come una qualunque donna di servizio in cambio di una paga mensile.

Può una donna annullare il proprio essere solamente per amore, per compiacere l’uomo che tanto ha amato? Mileva sopportò nella vita qualsiasi angheria nonostante fosse una donna di grande ingenio. Visse una vita all’insegna della resilienza: sofferente da bambina per il suo difetto congenito all’anca, da grande per le discriminazioni subite come donna in un mondo scientifico di uomini.

Le facevano forza le parole del padre:

«Devi trovare un modo per dimostrare quanto vali».

Conobbe Einstein all’università e ne rimase incinta poco prima di laurearsi. All’epoca per una ragazza non sposata avere un figlio fuori dal matrimonio era uno scandalo. Fu così che non riuscì a portare a termine gli studi e dovette affidare ai suoi genitori la custodia della bimba nata. Einstein non sembrava curarsene più di tanto, neppure quando a due anni la piccola morì.

Alcuni studiosi affermano che Mileva diede un grande apporto agli studi sulla relatività, ma non le fu attribuito alcun merito perché non laureata. Sempre un passo dietro al marito. Poi, del tutto inaspettato, il tradimento da parte di lui con una donna appariscente e vanitosa e la malattia del figlio più piccolo.

Sono rimasta colpita dalla forza di questa donna, dal suo temperamento docile e allo stesso tempo fiero e combattivo. L’autrice ha ripercorso tutti i momenti più duri della sua vita, mostrandocela per quella che era. Ho invece provato disgusto per la persona di Einstein, conosciuto al mondo per le sue ricerche, ma subdolo, asociale e sgarbato. La foto che lo ritrae divertente mostrando la linguaccia risulta una farsa, dopo aver letto parole scritte di suo pugno.

Letto questo romanzo posso affermare che

la ragione e l’intelletto spesso non vanno di pari passo con la moralità.

Daniela e S.I.

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