“La figlia più amata – Storia delle sorelle Medici” di Carla Maria Russo

di | 15 Ottobre 2023
"La figlia più amata - Storia delle sorelle Medici" di Carla Maria Russo

Bellissima esperienza quella della lettura condivisa con altre amiche bookbloggers di Tandemcollectiveglobal, leggendo “La figlia più amata” di Carla Maria Russo.

Questo nuovo romanzo dell’autrice porta il lettore nella Firenze Rinascimentale di Cosimo I de’ Medici e della sua famiglia, un’apparente famiglia del Mulino Bianco che si rivela col tempo ben altro.

Ho diverse cose su cui riflettere e, se vuoi scoprire qualcosa in più dei contenuti, ti invito a proseguire in questo articolo.


Dettagli del libro

Titolo: La figlia più amata – Storia delle sorelle Medici

Autrice: Carla Maria Russo

Casa editrice: Piemme

Anno: 2023

Pagine: 400 p.

Genere: romanzo storico

Formato: cartaceo, ebook e audiolibro

ISBN: 9788856692914


Trama

Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze, figlio di Giovanni dalle Bande Nere e nipote della grande Caterina Sforza, contrariamente al comune sentire, rivela una netta e spiccata predilezione per le figlie femmine. Non ha ancora diciotto anni, quando diventa padre di una bambina, Bia, che lui adora e cresce come se non fosse nata fuori dal matrimonio.

Nella ricerca di una sposa, l’originale duca pretende che vengano tenute in considerazione anche le ragioni del cuore, non solo quelle della politica, e riesce così a sposare la bellissima Eleonora da Toledo. Eppure, mentre fortuna e amore sembrano colmare di gioie e benedizioni la famiglia di Cosimo, un destino tragico e doloroso è in agguato. Inattesa e brutale, giunge la morte di Bia, che procura al duca un dolore così devastante da mettere a rischio la sua vita. Riesce a ritrovare una ragione per andare avanti solo perché Eleonora annuncia di essere di nuovo incinta e il duca si persuade che sarà una bambina, una bellissima bambina.

Nascerà infatti una femmina, Isabella, che il duca amerà di un amore così profondo ed esclusivo da condurlo a commettere ingiustizie e alimentare gelosie e rancori. Un fato avverso colpirà una dopo l’altra tutte le donne di casa Medici, trascinando verso una fine ancora più drammatica proprio quelle che il duca ha amato di più, vittime delle vendette che lui stesso ha contribuito a suscitare.

Carla Maria Russo, con la sua immensa capacità di far rivivere personaggi delle epoche più disparate – nella grandezza come nella brutalità, nell’eccezionalità come nella miseria – ci regala un affresco impareggiabile del Cinquecento e di struggenti figure femminili.


Incipit

Firenze, Torre Volognana

Ottobre 1569

L’incontro avviene in una stanza minuscola, poco più che un cubicolo, ricavato nelle segrete della torre Volognana, in cui ristagna l’odore acre dell’umidità e delle fiaccole perennemente accese, e dove non entra mai la luce naturale. Ma non si poteva scegliere un luogo più accogliente perché la necessità della riservatezza è assoluta. Nessuno deve sapere. Uno dei due interlocutori ha cinquantacinque anni e appare molto vigoroso nell’aspetto. È uno degli uomini più potenti di Firenze, dopo il duca. L’altro è assai più giovane ma, della giovinezza, non possiede l’impulsività: è pacato, razionale, lungimirante. È abile nel tessere la tela e aspettare.


Recensione

“La figlia più amata” di Carla Maria Russo mi ha colpito fin dall’inizio per la curiosità che ha saputo suscitare. Affascinante, stimolante e trascinante sono i tre aggettivi che meglio si addicono a questo scritto, che vorresti leggere senza pause, ma che da sfavillante quant’è ti mette anche di fronte a realtà meschine, di sopruso e violenza inimmaginabile.

Tornare indietro ad un tempo tanto lontano dalla nostra epoca mi ha portato ad un viaggio per certi versi positivo, per altri molto doloroso. Se da sognatrice ho apprezzato l’idea di vivere a corte con le dame più stimate del Rinascimento italiano, immaginarne le passeggiate e gli impegni mondani, da donna emancipata mi sono trovata a dover tollerare costumi ormai fuori da qualsiasi discernimento.

A ben pensare, tante delle cose per cui ho provato ribrezzo sono ancora fondamenta del vivere nelle corti reali inglesi ed europee.

Essere femmina in un famiglia di rango sociale elevato più che un beneficio è sempre stato un castigo.

È questo che si pretende dalle donne: l’obbedienza cieca e silenziosa. Dobbiamo accogliere il nostro destino con rassegnazione, come una fatalità ineluttabile, intrinseca alla vita.

Matrimoni combinati per pura finalità politica ed economica, sottomissione al volere del proprio “signore” che può farne della moglie ciò che crede, obbligo di generare un erede maschio per dare un futuro alla propria casata: queste sono alcune delle costanti nella vita coniugale dei nobili. Non abbiamo eccezioni nel vissuto di Isabella de’ Medici e delle sorelle.

Siate sempre obbediente a Vostro marito, anche quando le sue richieste vi apparissero strane o incomprensibili. A lui dovete la stessa obbedienza che dovete a Dio. Ogni comportamento diverso da questo sarebbe un’onta. E quell’onta non ricadrebbe solo su di voi, ma sulla vostra famiglia, che non ha saputo educarvi.

Se per certi versi questo lo si può considerare la normalità, ciò che non ho trovato normale è la totale mancanza di empatia e amore tra i fratelli e le sorelle di casa Medici.

Al mondo esterno la nostra appariva come una famiglia rumorosa, confusionaria ma allegra e in armonia, nella quale — circostanza molto inusuale, anzi inconcepibile, al nostro livello sociale — sia la madre sia il padre si interessavano alla vita dei figli e trascorrevano del tempo con loro, condividendo i pasti — un piacere irrinunciabile per mio padre — e a volte persino i giochi. In realtà, noi figli non eravamo affatto un gruppo unito e solidale come poteva sembrare, anzi, al contrario, era diviso e attraversato da gelosie e rancori.

La fraternità appare come una guerra, il prevaricare su chi ti è vicino per il potere e il prestigio. Non esistono la consanguineità e l’affetto, ma tutto si riduce in un sopportarsi, covare rancore e aspettare vendetta, acuita dall’amore dei genitori solo per alcuni figli prediletti.

Quanto male ha procurato l’amore eccessivo di suo padre proprio a coloro che lui ha amato di più, che per tutta la vita ha cercato di proteggere, che voleva vedere felici. Per una sorta di tragica nemesi, si è trasformato per loro in tragedia.

Dà molto movimento alla storia l’uso fatto dall’autrice di tre modalità di scrittura. Alla narrazione classica si alternano le pagine di un ipotetico memoriale di Isabella e le lettere di Otto, un cospiratore anonimo di cui si scopre la reale identità solo a conclusione del libro.

I capitoli brevi facilitano la lettura e i font utilizzati sono chiari e ben leggibili. Enfatizzare alcune parole o frasi di rilievo con il corsivo l’ho trovato molto utile.

Su un aspetto non mi trovo del tutto d’accordo con lo sviluppo della storia narrata. Nel mio approfondire la biografia di Isabella de’ Medici ho scoperto esserci teorie diverse da quelle ipotizzate in passato e qui riproposte, sia sul suo vivere libertino che sulla sua morte tragica. Non entro nello specifico, per evitare spoiler, ma posso solo dire che avrei preferito, alla luce delle nuove rivelazioni, si mirasse alla riabilitazione di Isabella de’ Medici per la figura di grande valore culturale che fu, in quanto mecenate di artisti, che incentivò l’autonomia delle donne e strinse accordi con le più potenti famiglie europee. I pettegolezzi fanno certo gola e vendono più della verità, ma non trovo giusto nel ricordo di una donna così meritevole che passi per quella che non era.

Come per altre figure femminili di rilievo storico, come Maria Maddalena, Cleopatra, Maria Antonietta o Marilyn Monroe, l’impressione avuta è che biografi e testimoni del loro tempo abbiano ricamato con fantasia per infangare i loro nomi, screditandole agli occhi della gente, facendole apparire “di facili costumi” e mettendo in secondo piano quanto di bello fatto da queste donne.

In questo caso, in particolare, le voci diffuse su Isabella ebbero lo scopo di colpire il principato mediceo e la Chiesa di Roma, il cui braccio secolare era ben rappresentato da Paolo Orsini, o perlomeno dalla sua famiglia. Gettare discredito e allontanare dalla scena politica gli avversari scomodi è un giochetto conosciuto dalla notte dei tempi.

Comprendo la decisione dell’autrice, che apprezzo e stimo già da qualche anno per la sua autorevolezza in fatto di rievocazioni storiche, di basarsi su quanto detto per secoli, ma non sempre seguire la corrente trovo sia la scelta migliore.

Consiglio vivamente la lettura di “La figlia più amata” a chi adora gli intrighi storici e famigliari del nostro bel Rinascimento fiorentino.


Biografia dell’autrice

È appassionata di ricerca storica e adora le biblioteche, dove trascorre parecchio tempo. Per Piemme ha pubblicato con grande successo La sposa normanna, Il Cavaliere del Giglio, L’amante del Doge, Lola nascerà a diciotto anni, La regina irriverente, Le nemiche, Una storia privata. La saga dei Morando, Cuore di donna (candidato al premio Io Donna). Ha dedicato tre bellissimi romanzi alla famiglia Sforza: I Venturieri, La bastarda degli Sforza e I giorni dell’amore e della guerra. Il suo romanzo L’acquaiola è stato presentato al Premio Strega e ha vinto il Premio Pavoncella e il Premio Viadana.

Leggibilità