“La baracca dei tristi piaceri” di Helga Schneider

di | 26 Gennaio 2024
"La baracca dei tristi piaceri" di Helga Schneider

… eravamo considerate carne da macello sulla quale si poteva scaricare tutto il sudiciume del mondo.

Con questa citazione voglio introdurti alla scoperta del romanzo “La baracca dei tristi piaceri” di Helga Schneider.


Dettagli del libro.

Titolo: “La baracca dei tristi piaceri”

Autrice: Helga Schneider

Casa editrice: Mondolibri

Anno: 2010

Pagine: 205 pp.

Genere: narrativa storica

Formato: cartaceo

Se vuoi acquistare il romanzo, trovi QUI l’edizione TEA del 2022

Se acquisterai copia cartacea o digitale di questo libro tramite il link Amazon da me allegato, aiuterai il blog con una piccola percentuale che mi verrà riconosciuta in quanto affiliata. Il tuo acquisto non subirà alcun tipo di rincaro. Ti ringrazio ♥


Trama

«Stava lì, l’aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l’uniforme impeccabile… Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: ‘Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d’ora in poi farai la puttana per cani e porci.’» Così racconta l’anziana Frau Kiesel all’ambiziosa scrittrice Sveva, dando voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all’interno stesso dei campi di concentramento. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall’umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciare quella tragedia, fecero di tutto per nasconderla e seppellirla dentro di sé.


Incipit

Primavera 2001
La sala conferenze distava poche centinaia di metri dall’Hotel, Sveva la raggiunse su un marciapiede lucido di pioggia affiancato da alberi frustrati dal vento. Un tragitto breve ma estenuante.
Il rinfresco era già cominciato. Due camerieri, uno dei quali dalla pelle scura, si aggiravano tra gli ospiti offrendo dei cocktails.
Sveva fu presentata agli altri invitati, frasi di circostanza, cortesi battute. Rilasciò due interviste: una a un giornale e l’altra ha una nota emittente televisiva tedesca. Il pubblico era elegante, in ossequio al prestigioso evento che si svolgeva nel bellissimo edificio e monumento storico Martin-Gropius-Bau.
Tra un contatto e l’altro Sveva fu avvicinata da una signora anziana fasciata in un vestito di shantung nero. 
“Mi chiamo Hertha Kiesel, ho letto il suo libro d’un fiato. Mi piace come scrive.”
“Grazie, molto gentile…”
“So che è venuta dall’Italia. Posso domandarle quanto tempo si tratterrà a Berlino?”
“Forse una settimana.”
“Mi chiedevo” continuò la signora, “se potesse trovare un’ora per bere insieme un caffè. Non so, domani, dopodomani…”
Sveva esitò, ma già la donna traeva dal suo borsellino di perle rosa un biglietto con un numero di telefono. 
“Aspetto la sua chiamata… Nel pomeriggio sono sempre in casa.”
“Io non…” provò a obiettare Sveva, ma l’altra proseguì: 
“Anche fra due o tre giorni, davvero ci conto. E ora mi concederò una tartina al salmone affumicato che è proprio ciò che mi sconsiglierebbe il mio medico.”
Detto questo si diresse verso il buffet.


Recensione

“L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza.” —  Liliana Segre

Proprio così: ricordare gli orrori patiti nei campi di concentramento da esseri umani inermi e innocenti è il modo migliore per non essere indifferenti, per evitare che tornino a perpetrarsi violenze come quelle viste durante il periodo nazista.

Come ogni anno per il 27 gennaio, Giornata della Memoria, voglio dare il mio contributo parlando di un aspetto poco conosciuto, o per meglio dire taciuto: quello della violenza sessuale subita dalle donne nei Sonderbau, la cui considerazione storica fu ostacolata soprattutto dal silenzio delle vittime.

Marchiate nei lager come prostitute e disprezzate dagli stessi compagni maschi di prigionia, la maggior parte di loro alla fine aveva preferito tacere. E storicamente, la vergogna dei bordelli nei lager doveva essere dimenticata.

2 luglio 1943: questo è il giorno a partire dal quale diciotto donne, provenienti dal campo di Ravensbrück, furono obbligate alla prostituzione coatta e non protetta nel campo di Buchenwald. Altri nove bordelli furono costruiti e attivati nei grandi campi di concentramento per ordine del ministro dell’interno Himmler.

Qui la doppia morale dei nazisti diventava palese: la prostituzione era vietata per legge, ma nei bordelli dei lager lo Stato si trasformava in Zuhälter, sfruttatore.

Due furono le giustificazioni portate: occorreva avere a cuore il benessere fisico dei lavoratori dei campi di concentramento, per incentivarne la capacità produttiva finalizzata alla vittoria della guerra, e arginare la crescente diffusione dell’omosessualità nei lager.

Le prigioniere del Sonderbau erano state degradate a oggetto il cui corpo doveva servire all’incremento della produzione bellica del Reich. Corpi che non dovevano essere altro che sesso.

Helga Schneider ci accompagna nella vita traumatica delle prigioniere e lo fa tramite il personaggio di Frau Kiesel, una ormai anziana signora. La conosciamo alla conferenza per il libro di Sveva, giornalista italiana di origini tedesche, che si occupa di storia ed è alla ricerca di materiale per un nuovo libro.

Le due donne hanno diversi incontri, durante i quali Frau Kiesel ripercorre le tappe della detenzione, entrando nei fatti più dolorosi e ricordando amici e nemici.

La sua vita è stata stravolta nel febbraio del ’43. Tedesca, figlia di un funzionario del ministero della Sanità, si innamora di Uwe, un ragazzo non puro, per metà ebreo. Accusata di aver contaminato il sangue ariano, viene incarcerata e spedita a Ravensbrück. Da lì il calvario che la porterà a Buchenwald.

Oltre alla condizione delle donne nei bordelli, si fa menzione nel romanzo di Carl Vaernet, medico studioso di omosessualità che a Buchenwald tentò di “curare” gli uomini non eterosessuali e ritenuti perciò malati.

Pur essendo una storia non biografica, ma scritta tramite resoconti delle vittime e fatti verosimili, si rimane spiazzat* da tanta crudeltà, insensibilità e pazzia. Mi sono fermata più di una volta a chiedermi come tutto ciò sia stato possibile, come si sia superato il limite morale e umano senza un minimo di rimorso.

Convertire il concetto di anomalia in normalità. Solo così si aveva la possibilità di non perdere il senno.

Con una narrazione fluida ma a volte intervallata da salti temporali , “La baracca dei tristi piaceri” è un libro che rilascia dolore, che fa pensare al genere umano mostrandone la bassezza e proprio per questo motivo ne consiglio la lettura.


Biografia dell’autrice

Helga Schneider (Steinberg, 17 novembre 1937) è una scrittrice tedesca naturalizzata italiana. Vive a Bologna dal 1963.

Nel 1941, all’età di 4 anni, con il padre già al fronte, venne abbandonata assieme al fratellino nella propria casa a Berlino dalla madre che arruolatasi come ausiliaria nelle SS diverrà guardiana al campo femminile di Ravensbrück e successivamente a quello di Auschwitz-Birkenau.

Saputa dell’esistenza ancora in vita della madre, nel 1975 le fa visita a Vienna dove vive. Dagli incontri negativi e traumatici (a causa della fede irriducibile della madre nell’ideologia nazista) nasce il libro “Lasciami andare, madre” uscito nel 2001, di cui trovi la mia recensione QUI sul blog.

Altri romanzi pubblicati dalla scrittrice sono “Il rogo di Berlino“(1995),”La baracca dei tristi piaceri” (2009) e “Un balcone con vista Bismarck Strasse“, pubblicato dalla casa editrice Solferino nel 2023.


Cosa ne pensi di quanto letto?