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Recensione “Non c’ero mai stato” di Vladimiro Bottone

Buongiorno! È sempre bello avervi qui con me. Sapete quanto mi piaccia darvi consigli di lettura. Oggi ve ne voglio dare uno particolare: “Non c’ero mai stato” di Vladimiro Bottone, edito da Neri Pozza. Vi spiegherò perché è un libro da dieci e lode.


Sinossi

Un romanzo avvincente, immerso nella contemporaneità oscura e disturbante della Napoli in cui è ambientato. La nuova, sorprendente prova di un narratore finora conosciuto soprattutto per i suoi racconti storici.


Il libro

Titolo: “Non c’ero mai stato”

Autore: Vladimiro Bottone

Casa editrice: Neri Pozza

Collana: Bloom

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 399

Anno di pubblicazione: 2020

ISBN:978-8854520295

Formato: cartaceo ed ebook

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Trama

Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne in proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto. Si tratta di un romanzo chiaramente autobiografico, il racconto di esperienze disordinate e promiscue. D’istinto Ernesto si sbarazzerebbe di un testo che ha la capacità di turbarlo profondamente. Non può evitare, però, di incontrarne l’autrice. Lena Di Nardo è una trentenne magnetica e disturbante. Una giovane donna che vive nell’hinterland napoletano, dove condivide l’esistenza precaria e senza prospettive della propria generazione. Ernesto, che ha sempre seguito la nascita di romanzi, stavolta ha l’impulso di far sbocciare una romanziera. Hanno cosí inizio i loro incontri settimanali, nella casa panoramica dove l’editor abita solo. Quello di Ernesto e Lena si rivelerà, da subito, come un apprendistato reciproco: di Lena alle tecniche della scrittura, di Ernesto a un mondo per lui inedito. Sia con le proprie pagine, sia facendosi accompagnare nelle sue scorribande notturne, Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo. Un mondo dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di Lena, consumata durante notti in discoteca a base di alcol, sostanze e indifferenza per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da strani episodi di cui la sua allieva è vittima. Alcuni pedinamenti; lo speronamento notturno dell’auto di Lena; un diverbio di lei con una misteriosa ragazza nel parcheggio della discoteca;

alcune aggressioni verbali sul suo profilo Facebook. Il tutto mentre le notti di Aloja iniziano a venire disturbate da uno stillicidio di telefonate anoenime. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato. Territori che riguardano il passato di Lena, ma anche quello personale dell’editor. Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa. Ernesto Aloja non potrà che scriverne, finalmente in prima persona.


Citazioni

Vedi, io sono convinto che un vero romanzo debba nascere dalla cosa che ci appartiene di più. Tu dici: dalla nostra vita. Io dico: dalle nostre ossessioni. Forse è la stessa cosa con parole diverse.

Questa città è come la vita. Il suo nome è caos. Il suo nome è violenza. Il suo nome è istinto. Il suo modello è Babilonia. La sua realtà è Babele. Il suo cuore è abisso.

L’ho sempre saputo ma ora lo tocco con mano: letteratura e vita sono davvero due gemelle siamesi, come Lena e Gilda. Ognuna con la propria identità, ma impossibili da separare senza che una delle due muoia.


Recensione

Di ossessioni e abusi si parla in “Non c’ero mai stato” di Vladimiro Bottone, un viaggio nella sessualità “usa e getta” e nella gioventù moderna. Non sono temi facili da affrontare, ma l’autore lo fa con abbastanza tatto.

Ho amato l’uso del diario come metodo espressivo, perché ha reso possibile entrare facilmente nella mente del protagonista, Ernesto Aloja, ex editor cinquantottenne che decide di aiutare l’esordiente Lena Di Nardo nella redazione del suo romanzo.

Si vivono assieme all’Io narrante i suoi momenti di turbamento e di inquietudine, i suoi pensieri erotici per le diverse amanti. L’uomo si avventurerà in una realtà fuori dalla sua confort zone, si spingerà oltre al suo ruolo di tutor e solo alla fine capirà davvero quale era il demone che tormentava la su Lena-Gilda.

Ammetto di essermi commossa e di avere creduto in un lieto fine giorno dopo giorno, ma sta a voi leggere il romanzo e capire di cosa parlo.

Durante la lettura del romanzo si hanno diversi accenni a Napoli, alle sue vie e alla sua realtà. Si intuisce l’amore dell’autore per la sua città. Non è solamente lo sfondo della scena, è parte integrante dello spettacolo.

I personaggi sono ben delineati soprattutto caratterialmente, con i propri pregi e difetti.

Non ho trovato una sola nota stonata in tutta la storia ed è per questo che la mia valutazione è più che positiva: ⭐⭐⭐⭐⭐/5


L’autore

Vladimiro Bottone è nato nel 1957 a Napoli, dove ha ambientato quasi tutti i suoi romanzi. Vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi “L’ospite della vita”(1999, selezionato al Premio Strega 2000), “Rebis”(2002), giunto alla seconda edizione, “Mozart in viaggio per Napoli”(2003), “Vicaria”(2015) pubblicato da Rizzoli e “Non c’ero mai stato” (Neri Pozza, 2020). Collabora alle pagine culturali de “L’Indice dei libri del mese” e de “Il Corriere del Mezzogiorno”, su cui pubblica ogni domenica un racconto dal settembre 2015.

Daniela e S.I.

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