Recensione di “L’Amore al tempo della Musica “

di | 12 Novembre 2019

INCIPIT

“La musica, per Anna, era ovunque: camminava sotto le scarpe consumate, sulle assi malridotte del pavimento, fra le pareti sottili della mansarda, insieme al passaggio frenetico delle carrozze fuori dalla finestra. Non era fatta solo di strumenti, spartiti e cori. Le note vorticavano confuse nella testa in un continuo di alti e di bassi, di toni e di semitoni. Erano lì, scorrevano sotto la pelle, ma non poteva suonarle. Non poteva sedersi davanti a un fortepiano e muovere le dita sulla tastiera; non poteva impugnare un archetto e pizzicare le corde di un violino.
«Vostro marito non tornerà per cena, signora?»
La voce della cameriera rimbombò nella piccola mansarda, il solo affitto che due novelli sposi avevano la possibilità di sostenere con basse entrate.
Anna abbandonò Vienna, quella Vienna tessuta di oro e affronti, allontanandosi dalla finestra tonda. Soffiò sulle mani arrossate per il freddo di un inverno che attraversava le ossa e le raccolse sotto uno scialle di lana.
«Temo di no, Gerde. Ha ottenuto un nuovo incarico in una piccola orchestra.»
Superò la ragazza che si inchinò al suo passaggio. Si sedette sul bordo del letto e osservò il luminoso anello che brillava al dito. Ormai lo indossava da due mesi. Anna aveva desiderato quel matrimonio immensamente, nella speranza che le sue giornate si colorassero di timidi abbracci e le sue notti di sogni felici. Tuttavia, il solco profondo delle sopracciglia non lasciava dubbi sulla sua malinconia.”


SINOSSI

Venezia 1797. Napoleone Bonaparte è ormai alle porte della Serenissima: dopo tanti colpi e sventure, presto la Repubblica cadrà. Insieme all’orgoglio della città deve piegarsi anche quello di Anna, giovane sposa costretta dai debiti del marito a trasferirsi nella casa dello zio di lui, Fosco Alvise Candiani, il più acclamato compositore di Venezia. Abbandonata in una casa ostile, strappata ai suoi affetti e a tutto ciò che conosceva, Anna si aggrappa all’unica cosa che le resta: il suo sogno di diventare violinista. Per farlo, è pronta ad assumere l’identità del marito, di cui nessuno ha più visto il volto fin da quando era ragazzo. Nei panni di un uomo, Anna trova la libertà che ha sempre bramato, ma rischia di perdere se stessa. E gli occhi severi di Fosco, l’uomo che sembra la sua perfetta antitesi, sono pronti a ricordarglielo in ogni momento. Echi di concerti, clangore di spade e pettegolezzi sussurrati corrono tra le rughe e le calli, ma tra i mille specchi di Venezia si cela la domanda più importante di tutte: è più giusto vivere secondo coscienza, o secondo reputazione?


RECENSIONE

Romanzo storico ambientato nella Serenissima sul finire del 1700, scritto da Giulia Esse per “Io me lo leggo” editore.

Protagonista di maggior rilievo è Anna, giovane dalla grande forza di volontà, coraggio e tenacia. Viennese, figlia di un musicista, cresce seguendo il padre durante le lezioni che impartisce privatamente a domicilio. Brava esecutrice, non le fu mai però insegnato a leggere gli spartiti.

Le aveva insegnato ad ascoltare e a riconoscere le note, ma mai a leggere la musica. Una mancanza tanto grave che Anna non gli aveva perdonato. Suo padre l’aveva resa una musicista a metà, un’esecutrice fallace di musiche che poteva solo reinterpretare, ma non comprendere davvero.

Sposato Lorenzo Sommer, un maestro di musica che detesta suonare e lo fa solo perché costretto, Anna deve scappare con lui a Venezia per sfuggire ai creditori. Anna e Lorenzo chiedono ospitalità a Fosco Alvise Candiani, il compositore più apprezzato di Venezia e zio materno di Lorenzo.

Ignara di tutto, viene abbandonata a casa di Fosco perché Lorenzo non sopporta di essere sottomesso allo zio e se ne va. Scopriremo che si è arruolato nell’esercito.

Non sarà semplice la convivenza di Anna con Fosco….

Non avrebbe permesso alle decisioni di un uomo che era fuggito, né a quelle di un uomo che pretendeva di avere diritti su di lei, di decidere della sua vita. Doveva essere indipendente e fiera, non un’arrivista che gravava sulle spalle di uno dei beneamati uomini di Venezia. Per quanto lunga sarebbe stata la strada si sarebbe rimboccata le maniche e allora nessuno l’avrebbe commiserata.

Una donna sola in una grande città. Chi le avrebbe dato un lavoro? Solamente chi la credesse Lorenzo.

Da uomo brandisco l’affettazione come un’arma ineccepibile, la sicurezza nell’indossare una maschera hanno reso la maschera reale e sono stata apprezzata come mai prima d’ora, la durezza del mio cuore si è andata placando per consentirmi una leggerezza che non ho mai avuto. Per la prima volta nella mia vita non mi sono limitata ad essere una comparsa fugace all’ombra di una porta, ho superato la soglia e sono stata accolta da coloro che avevo attorno.

Ma le bugie hanno le gambe corte!

Bellissime le descrizioni di Venezia, realistiche e suggestive. Sembra di camminare per le Calli assieme ai protagonisti!

Tema principale risulta essere la realizzazione personale .

Lo stile dell’autrice, curato nella prosa e nell’uso di un vocabolario consono al periodo storico, crea dei personaggi molto ben delineati e a cui ci si affeziona, fino a parteggiare per uno o per l’altro.

Ritengo il romanzo adatto sia agli amanti del genere storico che a quelli del genere rosa.


VALUTAZIONE PERSONALE

TRAMA 4/5

STILE 4/5

🎻🎻🎻🎻/5


DETTAGLI DEL LIBRO

TITOLO: L’Amore al tempo della Musica
AUTORE: Giulia Esse
GENERE:  Storico
EDITORE: Io me lo leggo (PubMe)
DATA DI USCITA: 20 ottobre 2019
PAGINE: 299

EAN: 978-8833663289
FORMATO: ebook – cartaceo


BIOGRAFIA DELL’AUTRICE

Giulia Esse è nata a Roma il 24 maggio 1991. Laureata in Archeologia all’università La Sapienza di Roma.

Ha un vivo interesse per la cultura classica e per le civiltà orientali.

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