“L’equilibrio delle lucciole” di Valeria Tron

di | 26 Luglio 2022

Che cos’è per te “casa”?

Se vuoi scoprire cos’è per me basta tu legga il romanzo d’esordio di Valeria, un capolavoro della narrativa contemporanea. Dirai: “che esagerazione! Addirittura un capolavoro?”. Sì, e metterei persino la mano sul fuoco.

Non ti basta? Vuoi di più per farti convincere? Te ne parlo e sono certa ti fionderai in libreria.


Dettagli del libro

Titolo: “L’equilibrio delle lucciole”

Autrice: Valeria Tron

Casa editrice: Salani Editore

Anno: 2022

Pagine: 394 pp.

Genere: narrativa contemporanea

Formato: cartaceo ed ebook

ISBN: 9788831008075


Sinossi

Ogni punto di partenza ha bisogno di un ritorno. Per riconciliarsi con il mondo, dopo una storia d’amore finita, Adelaide torna nel paese in cui è nata, un pugno di case in pietra tra le montagne aspre della Val Germanasca: una terra resistente dove si parla una lingua antica e poetica. È lì per rifugiarsi nel respiro lungo della sua infanzia, negli odori familiari di bosco e legna che arde, dipanare le matasse dei giorni e ricucirsi alla sua terra: ‘fare la muta al cuore’, come scrive nelle lettere al figlio. Ad aspettarla – insieme a una bufera di neve – c’è Nanà, ultima custode di casa, novant’anni portati con tenacia. Levì, l’altro anziano che ancora vive lassù, è stato ricoverato in clinica dopo una brutta caduta. Isolate dal mondo per quattordici giorni, nel solo spazio di quel piccolo orizzonte, le due donne si prendono cura l’una dell’altra. Mentre Adelaide si adopera per essere utile a Nanà e riportare a casa Levì, l’anziana si confida senza riserva, permettendole di entrare nelle case vuote da tempo, e consegnandole la chiave di una stanza intima e segreta che trabocca di scatole, libri ricuciti, contenitori e valigie, in cui la donna ha stipato i ricordi di molte vite, tra uomini, fiori, alberi e animali, acqua e tempo. Una biblioteca di esistenze, di linguaggi, gesti e voci, dove ogni personaggio è sentimento, un modo di amare. Fotografie, lettere, oggetti che sanno raccontare e cantare il tempo: di guerra e povertà, amori coltivati in silenzio, regole e speranza, fatica e fantasia. Un testamento corale che illumina le ombre e le rimette in equilibrio. La bellezza intensa che respira oltre la vita e rimane in attesa di parole. Tuffarsi nella memoria significa avere il coraggio di inventare un altro finale e vivere oltre il tempo che ci è stato concesso, per ritrovare il luogo intimo di ognuno. La casa.


Incipit

Mi ha raggiunta la bufera.

L’Automobile ha arrancato nel tornante, dove un pino si è abbattuto per metà e ora penzola ad angolo acuto, appesantito dalla neve.

Dal parcheggio si vede appena il profilo delle prime case, il resto del paesaggio è nella cappa.

Due passi ed è tormenta fin sulle labbra.

La cucina di Nanà è illuminata, ma preferisco scendere a scaricare lo zaino prima che faccia buio. Sputa raffiche, questa bocca di brina gelata: attraversano i vestiti come farebbe un dardo e le ho sentite fin sulla pelle della schiena.

Il viottolo è quasi impraticabile. Devo aggrapparmi alle balaustre e agli angoli delle case per non scivolare sul ghiaccio che sta sotto la neve fresca. Mio padre si sarebbe messo a ridere nel vedermi così goffa. C’è un silenzio integrale, nemmeno il gocciolare di una grondaia, che qui sono tutte malconce e perdono come i rubinetti. Nulla, solo il vapore del fiato che mi precede di mezzo passo.

Sono la prima a scendere in fondo alla borgata da un bel po’ di tempo; nessuna orma, se non qualcuna di uccello sui davanzali. Di fianco alle stalle le pietre hanno scordato il profumo del letame.


Citazioni

Da bambini, le parole dei vecchi sono uccelli che hanno fretta di migrare e vanno di corsa più delle gambe sbucciate. Non hanno tempo, le parole, quando si è bambini.

Come una pennellata veloce, ognuno di noi entra nelle trame di tempo e spazio, ed è sempre una prima tela. Così come lo è questa casa: sarà sempre una prima volta.

La morte è un battito che manca. La vita, un battito inatteso.

Disabituati al vuoto, lo riempiamo immediatamente con ciò che ci sembra luccicante e meritevole poi, alla lunga, traspare senza coraggio e con molte lacune.


Recensione

In anni di letture ed emozioni, finalmente mi sono imbattuta nel romanzo che più mi rappresenta, che coglie appieno tutto ciò che ho più a cuore nella vita: casa e memoria dei miei cari.

È stata una lettura per certi versi sofferta, per via dei ricordi che ha fatto affiorare in me, ma è un romanzo così emozionante che avrei voluto essere io l’autrice. Ho sorriso, sono rimasta contrariata, mi sono arrabbiata, ho sperato e provato dolore ma anche tanta empatia e voglia di vivere.

“L’equilibrio delle lucciole” nasce dalle mani amorevoli di Valeria, dalla sua vita passata in un pugno di case vicino a Sestriere, uno di quei posti che è stato testimone di grandi resistenze.

Cresciuta nei sentimenti e nei sensi grazie ai suoi anziani, ogni parola del suo romanzo riporta a gesti semplici, quelli che fanno una piccola borgata.

“Sentirsi ricchi è questione di piccole cose e grande fantasia”

Siamo così presi ogni giorno da impegni di poco valore e perdiamo ore tra social e TV senza renderci conto che la vita vera è attorno a noi. La nostra istantanea è ciò che viviamo ed è la cura di chi abbiamo caro che permette di non essere dimenticati.

Dobbiamo ritornare al prenderci tempo per contemplare e goderci il momento. Certe sensazioni non rendono nonostante siano fotografate. Dobbiamo lasciarci attraversare dalle emozioni e farci custodi di ciò che riceviamo per proteggere la testimonianza della vita.

Il primo titolo pensato per questo romanzo era “Meizoun”, casa in lingua patois, lingua parlata dall’autrice fin da bambina perché quella della sua terra. Nulla più delle sonorità del parlato delle nostre origini risveglia in noi il passato e nulla più della nostra “casa” riapre il cuore, sede dei ricordi, dei profumi e dei colori.

… quando ti chiedi perché io ami così tanto questa casa, ricorda che questa è la terra che mi ha guardata la prima volta. Mi ha dato un nome e una lingua, legandomi ad ambedue con nodi forti. Se è vero che ogni lingua assomiglia ai suoi portatori , allora la terra dove attecchisce è la scacchiera delle parole, e ogni bocca affamata di quelle parole per interpretarla diventerà libera due volte: di esistere e di dissentire. Ognuno è un germoglio sparso da venti e possibilità.

Poi qualcosa ha fatto optare per il riferimento alle lucciole, animaletti ormai difficili da vedere di notte, perché per vivere e meravigliarci della loro luce propria hanno bisogno di un ambiente incontaminato. Inoltre, per il discorso di prima, sono creature di cui gioire ad occhio nudo. È infatti impossibile riuscire a fotografarle per via dei riflessi nello schermo fotografico, come volessero obbligarci ad assistere.

Ci sono cose che non vanno disturbate, una di queste è la gioia.

Non so tu se hai mai avuto opportunità di vederle, ma io ricordo passeggiate da bambina verso sera per mano di mia nonna, guardando in riva alle strade vicino a casa del mio prozio il luccichio dei culetti delle lucciole. Era come trovare scintille di stelle tra l’erba! Quel posto ora è un ammasso di cemento, sia mia nonna che il mio prozio Toni non ci sono più, ma io ne ho il ricordo e lo stringo gelosamente. Come ricordo le mele cotte nel forno della stufa a legna. Anche Nanà, anziana protagonista della storia ne ha una e leggere di lei me l’ha fatta sentire vicina come la mia nonna Ada.

Nanà è uno scrigno di umanità, la custode di vite ormai passate che hanno però lasciato un segno.

Il dominio delle piccole cose. Questo è Nanà.

Tra tutte le persone conosciute nel romanzo, lei e Levì sono quelle che ho più amato, forse perché sono raffigurazioni della speranza e della fedeltà.

La descrizione dell’ambiente e la caratterizzazione dei personaggi è qualcosa di unico: mi è sembrato di vivere io stessa in quei luoghi e di conoscere le persone che ne fanno parte.

Particolari i riferimenti botanici dovuti alle conoscenze dell’autrice e alla cultura contadina, tramandatele dai propri cari.

Sono toccati temi molto delicati come la solitudine, la violenza domestica e l’aborto. L’autrice in tutto ciò ha aperto il suo cuore a noi lettori con grande forza d’animo, parlando di cose conosciute, perché nessuno più di chi ha vissuto sulla propria pelle certe esperienze ha il dovere di trattarne.

Se con questa storia Valeria ha dato inizio alla sua produzione letteraria, non posso immaginare quali altre meraviglie ci aspettino!

Ho avuto delle anticipazioni, ma sarò muta come un pesce. Sappi solo che seguirò con entusiasmo le sue prossime pubblicazioni e non mancherò di proporle qui sul mio blog.


Biografia dell’autrice

Valeria Tron è nata in Val Germanasca, dove vive per buona parte dell’anno. Cantautrice, è stata finalista del Premio Tenco. È illustratrice, mediatrice culturale e artigiana del legno.

Questo è il suo primo romanzo.

Alle note ufficiali aggiungo che ho avuto modo di parlare con lei e la trovo una persona squisitissima, una di quelle che fanno la differenza in questo mondo di egoismo e superficialità. Si è donata completamente a noi in queste pagine e la ringrazio per la sua luce.

Diceva Charles Dickens

Tu sei una persona di quelle che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo.

Valeria è una di queste persone.


3 pensieri su ““L’equilibrio delle lucciole” di Valeria Tron

  1. Sonia Murtas

    Un libro bellissimo, il migliore letto fino ad ora di tutto il 2022💙

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  2. Ale87_book_funko

    Non conoscevo il titolo ma mi hai conquistata con le tue parole, grazie.

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  3. Maria Grazia

    Ho sentito parlare solo bene di questo libri. Soprattutto per i ricordi intensi che rievoca nei lettori

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