“Due vite” di Emanuele Trevi

di | 28 Settembre 2021

Buongiorno commensali!

Eccomi a voi con una recensione che ha dovuto attendere del tempo prima che le mie considerazioni prendessero forma. Lo si nota anche dalla foto scattata questa estate e dalla fascetta, risalente alle prime copie stampate del libro.

La scorsa settimana, chiacchierando con Licia Allara, scrittrice mia conterranea e autrice di “Lettera alla sposa ” ( trovate la recensione qui sul blog ), alla sua domanda “Ti è piaciuto?”, la mia risposta è stata: “Ha vinto lo Stega, pur non essendo uno tra i papabili vincitori e non mi spiego il perché. Sarà che quando una cosa piace ai più a me risulta poco significativa. Mi è successo persino con La grande bellezza di Paolo Sorrentino: premio Oscar, ma non mi ha particolarmente colpita”.

Poi, stamattina, sognare i miei nonni e vedere un film strappalacrime hanno fatto scoccare la scintilla. Tutto è risultato più chiaro. Ho compreso appieno l’intento di Trevi nello scrivere “Due vite“. Volete capire anche voi? Vi porterò nel libro con me. Buona lettura.


Dettagli del libro

Titolo: Due vite

Autore: Emanuele Trevi

Casa editrice: Neri Pozza

Collana: Bloom

Anno: 2021

Pagine: 128 pp.

Genere: narrativa biografica

ISBN: 979-1280219138

Formato: cartaceo ed ebook


Sinossi

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti e cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».


Recensione

Non c’è nulla che più della fotografia, in un modo o nell’altro sempre vincolata all’attimo e al presente, ci ricordi la nostra transitorietà e futilità

Quante volte di fronte alla fotografia di persone care ormai estinte ci siamo fermati a pensare al passato, ai momenti belli assieme o agli screzi avvenuti. Non è semplice accettare il fatto di non poter più incontrarsi, scambiare quattro chiacchiere o chiarire qualcosa di rimasto in sospeso.

Emanuele Trevi, amico di Rocco Carbone e Pia Pera, due validi scrittori morti prematuramente, ci fa partecipe di momenti della loro vita comune. Pagina dopo pagina assistiamo alla quotidianità di due persone apparentemente normali, sì due scrittori, ma prima di tutto due anime amiche.

Tutto ciò che è davvero solenne, nella nostra vita, manca opportunamente di solennità

Fine dell’autore è fare in modo che Rocco e Pia non vengano dimenticati, di non dimenticarli lui stesso. Arriva un momento nel quale per natura o per fato si passa ad un livello di esistenza diverso, quello del ricordo. Quando di noi non resta che questo, parlano solo le nostre azioni e quanto di bene abbiamo fatto alle persone che rimangono.

Noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi vi dissolviamo, evaporato e inizia la grande e interminabile festa del nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno.

Non è semplice per l’autore fare un quadro di Rocco e Pia, due persone dai caratteri agli antipodi: lui rigido, ostinato, estremamente critico di sé stesso e a tratti depresso, lei una donna ironica, maliziosa, capace di scelte originali, predisposta all’esperimento. Un semiologo e una traduttrice che avevano ancora molto da donare a noi lettori.

L’unico modo per parlarne è trovare ” la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità ” perché

Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri.

Molto bella la metafora del cassetto che vi riporto:

Come è possibile che conteniamo in noi tante cose così disarmoniche e spaiate, manco fossimo vecchi cassetti dove le cose si accumulano alla rinfusa, senza un criterio?

Trevi arriva alla conclusione che

La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti, e consiglio a chiunque abbia nostalgia di qualcuno di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne

Che dire. C’è voluto un pochino perché la poesia di questo testo colpisse le corde del mio cuore, ma finalmente questa cosa è accaduta e ne sono contenta. Vi consiglio di cercare la biografia e le opere di Rocco e Pia. Aiutiamo Emanuele Trevi nel mantenerne il ricordo.

Viva l’amicizia e viva la memoria dei nostri cari!


Biografia dell’autore

Emanuele Trevi è un critico letterario e scrittore italiano. Nato a Roma nel 1964, si appassiona fin da giovane alla scrittura. Ha debuttato nella narrativa nel 2003 con “I cani del nulla“, uscito presso Einaudi Stile Libero. Autore anche di molti saggi.

Nel 2012 con il romanzo “Qualcosa di scritto” viene nominato nella cinquina del Premio Strega, arrivando secondo per soli due punti.

Vincitore:

•del Premio Sandro Onofri con il libro-reportage sul poeta Pietro Tripodo “Senza verso. Un’estate a Roma“, edito da Laterza

•del Premio Napoli nel 2010 con “Il libro della gioia perpetua

•del Prix Marco Polo Venise, per il miglior romanzo italiano tradotto nel 2017 in francese, con il romanzo “Il popolo di legno

• del Premio Viareggio per la narrativa e la XVIII edizione del Premio Pianeta Azzurro – I Contemporanei, creato dalla scultrice Alba Gonzales con “Sogni e favole” (Ponte alle Grazie, 2019)

Collabora con Radio e quotidiani quali Il Corriere della serala Repubblicala Stampa e il manifesto.

È stato sposato con la scrittrice Chiara Gamberale.

L’8 luglio 2021 vince il Premio Strega con il libro “Due vite“, racconto delle vite degli scrittori Rocco Carbone e Pia Pera. Ha dedicato la vittoria alla madre da poco scomparsa.

Cosa ne pensi di quanto letto?